From Serie TV: un Racconto che non ti Fa Dormire la Notte
La serie TV spiegata dal tuo antennista di fiducia (senza spoiler)
Non sono solo l'uomo che aggiusta le TV. Sono anche quello che ci guarda dentro in senso figurato.
Quella di aggiustarle, forse, è una missione che deriva dal mio disturbo da divoratore ossessivo-compulsivo di materiale audiovisivo e quest'oggi, anche se non è il mio lavoro, voglio parlarti di una serie che mi ha tenuto sveglio la notte.
Di quelle che mi hanno fatto dire: "solo un altro episodio e poi vado a dormire".
Un consiglio spassionato prima di iniziare...
Se la tua TV ha perso il collegamento a internet proprio mentre stavi per iniziare una nuova serie, non aspettare che il problema si risolva da solo come in una trama mystery.
Se ti trovi a Milano o provincia e hai problemi con la tua Smart TV, puoi contattarmi per un sopralluogo gratuito: sistemiamo il collegamento e poi ti lascio al divano, alle coperte e agli episodi “solo uno e poi basta”.
Cos'è From: una doverosa introduzione
Creata da John Griffin e interpretata, tra gli altri, da Harold Perrineau, Catalina Sandino Moreno, Eion Bailey, David Alpay, Elizabeth Saunders e Scott McCord, From ha debuttato nel 2022 su Epix, poi diventato MGM+.
La serie è arrivata nel 2026 alla quarta stagione e ha già una destinazione dichiarata: una quinta e ultima stagione, confermata da MGM+, con produzione prevista quest'estate e uscita attesa nel 2027. Un dettaglio non secondario, soprattutto per chi teme le serie misteriose lasciate sospese nel nulla, categoria che dovrebbe essere riconosciuta come trauma collettivo dello streaming.
La premessa di From è tanto immediata quanto efficace: un gruppo di persone si ritrova intrappolato in una cittadina impossibile da lasciare.
Ogni strada conduce allo stesso punto.
Ogni tentativo di fuga si scontra con una logica incomprensibile.
Ma al calare della notte, la situazione diventa più complessa, mettendo in gioco le vite stesse dei protagonisti.
Se deciderai di guardarla, sappi che non è una serie che mette subito tutte le carte sul tavolo. Preferisce farti entrare lentamente nell'incubo, lanciandoti una lunga serie di interrogativi senza risposta, alcuni dei quali hanno già trovato risoluzione nelle prime quattro stagioni.
Proprio quegli interrogativi sparsi (e interessanti) hanno fatto in modo che questa serie portasse con sé quello che da inesperto amo chiamare "effetto ciliegia": un episodio tira l'altro.
Un luogo come antagonista principale
Soprattutto nelle prime stagioni, il vero punto di forza è l'ambientazione. La cittadina, infatti, non è un semplice scenario, ma il vero cuore dell'incubo. Le case, il bosco, gli spazi comuni e i luoghi apparentemente più inoffensivi, diventano luogo di una scenografia affascinante e disturbante.
Tutto sembra familiare e quotidiano, e proprio per questo risulta più inquietante. La serie non ha bisogno di architettare la tensione. Resta lì, presente, perché emerge costantemente dai luoghi. In ogni scena.
Da profano, posso dirti che questa è forse l'intuizione migliore. L'orrore non va ricercato, è già lì. Presente. Nella routine di chi ha dovuto imparare a vivere con l'assurdo.
Oltre l'horror, il racconto psicologico
Gli abitanti della cittadina non sono semplicemente prigionieri. Sono persone che cercano di mantenere un’idea di normalità in un luogo che ne nega ogni forma.
Mangiano, discutono, organizzano turni, provano a costruire legami, ma tutto è attraversato da una domanda costante: quanto può reggere una comunità quando la paura diventa parte della vita quotidiana?
In questo senso, From funziona molto bene come horror, ma forse ancora meglio come racconto psicologico e corale. I mostri ci sono, e la componente più esplicitamente spaventosa non manca, ma il vero interesse nasce dalle reazioni umane.
C’è chi cerca di comandare, chi prova a proteggere gli altri, chi si rifugia nella razionalità, chi perde lucidità, chi si aggrappa alla fede, chi si arrende e chi continua a cercare risposte anche quando ogni risposta sembra aprire altre dieci domande.
In questo aspetto (perdonate il paragone forse troppo azzardato) lo accosto alla serie The Walking Dead. Sì, ci sono gli zombie. Ma non sono il fulcro.
Harold Perrineau e il peso della sopravvivenza
Harold Perrineau, nel ruolo di Boyd Stevens, è uno degli elementi più solidi della serie. Il suo personaggio porta sulle spalle una parte importante della tensione morale del racconto: deve provare a tenere insieme una comunità fragile, spaventata e spesso divisa, mentre anche lui è costretto a fare i conti con dubbi, responsabilità e fallimenti.
Boyd non è un eroe perfetto, e proprio per questo funziona. È un uomo chiamato a prendere decisioni difficili in un contesto impossibile, dove ogni scelta può avere conseguenze pesanti. La sua presenza dà alla serie un centro emotivo forte, soprattutto quando il racconto rischia di essere dominato solo dai misteri.
Accanto a lui, il cast corale permette alla serie di mostrare diversi modi di reagire all’orrore. Alcuni personaggi cercano risposte, altri protezione, altri ancora un equilibrio minimo per non crollare. È questa varietà di reazioni a rendere credibile la comunità al centro della storia.
Il fascino dell’orrore che resta addosso
Il pregio più grande di From resta la capacità di creare atmosfera. La serie non punta soltanto sul colpo di scena o sullo spavento improvviso. Lavora su un disagio più persistente, su una tensione che rimane anche nelle scene più calme.
È una serie in cui una conversazione apparentemente normale può sembrare minacciosa, perché il contesto rende tutto instabile. Ogni porta chiusa, ogni decisione sbagliata, ogni personaggio che si allontana troppo dal gruppo porta con sé la possibilità che qualcosa vada storto.
Dal punto di vista visivo, la serie sfrutta bene il contrasto tra normalità e incubo. La cittadina potrebbe sembrare un luogo qualunque, quasi anonimo, ma proprio questa semplicità la rende più efficace. Non siamo davanti a un castello gotico, a una casa infestata o a un laboratorio futuristico. Siamo in uno spazio che ricorda l’America più ordinaria, trasformata però in una prigione metafisica.
Il mio parere personale: una serie imperfetta, ma da vedere
In definitiva, From è una serie imperfetta ma magnetica. Non sempre dosa alla perfezione misteri e risposte, e in alcuni momenti può dare la sensazione di girare intorno ai propri enigmi con un certo compiacimento.
Però ha personalità, atmosfera e una capacità rara di far sentire lo spettatore intrappolato insieme ai personaggi. Ed è proprio questo il suo risultato migliore: non racconta soltanto una città da cui non si può uscire, ma costruisce un’esperienza narrativa da cui, episodio dopo episodio, diventa sempre più difficile staccarsi.
A chi voglio consigliare From
From è consigliata a chi ama le serie mystery-horror con una forte componente corale, a chi apprezza le storie che costruiscono teorie, dubbi e discussioni, e a chi non pretende risposte immediate dopo ogni episodio.
Può piacere a chi ha amato Lost, Wayward Pines, Dark, The Leftovers o Midnight Mass, pur muovendosi su coordinate diverse. È invece meno adatta a chi cerca un horror autoconclusivo, lineare, costruito su regole spiegate subito e su una trama che procede senza deviazioni.
Chi si avvicina a From deve accettare il patto narrativo della serie: entrare in un luogo pieno di domande, lasciarsi disorientare e fidarsi del percorso, almeno per un po’.
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